Sospresa: le banche etiche rendono tre volte di più di quelle sistemiche

Scritto da: claudia | Data di pubblicazione: Marzo 4, 2019

Scarica e leggi il secondo rapporto sulla finanza etica e sostenibile in Europa

 
Sono passati dieci anni dallo scoppio dell’ultima crisi finanziaria globale. In questo periodo gli Statieuropei hanno speso circa 654 miliardi di euro per salvare dal fallimento decine di banche in difficoltà,a partire da quelle che avevano investito nei famigerati mutui subprime. Non è stato però necessariospendere nemmeno un centesimo per salvare una qualsiasi delle 23 banche etiche e sostenibilipresenti in Europa. Perché queste banche, che concedono crediti per lo sviluppo dell’economia reale einvestono in base a precisi criteri sociali e ambientali, si sono dimostrate particolarmente resistenti allacrisi.I motivi di questa resistenza sono analizzati nel secondo Rapporto sulla finanza etica e sostenibile inEuropa, edito dall’italiana Fondazione Finanza Etica in cooperazione con la spagnola FundaciónFinanzas Éticas, entrambe appartenenti alla rete di Banca Popolare Etica. Il Rapporto mette aconfronto struttura, crescita e rendimenti delle banche etiche con quelle delle 15 banche di “rilevanzasistemica globale” con sede in Europa.Potete scaricare la versione integrale del report qui (in italiano).Ecco i principali risultati:RendimentiNegli ultimi dieci anni (2007-2017) le banche etiche e sostenibili hanno reso oltre il triplo rispettoalle banche tradizionali, con una redditività media annua (in termini di ROE-Return on Equity) del3,98% contro l’1,23%. In effetti, fino al 2006/2007 le banche sistemiche hanno potuto godere di profittidrogati dalla speculazione e dall’indebitamento, ma poi la festa è finita e chi, come le banche etiche,non si è mai lasciato tentare dalla corsa a titoli esotici con promesse di guadagni mirabolanti, è statopremiato. Per dirlo con una metafora, le banche sistemiche hanno vinto i 100 metri ma le bancheetiche continuano a vincere la maratona. D’altra parte, la maggior parte dei risparmiatori comuni ècomposta da maratoneti, che vogliono conservare il valore dei propri risparmi nel tempo, non dacentometristi.CrescitaCon la crisi, la crescita dei colossi bancari europei si è fermata o comunque è molto rallentata,mentre gli attivi, i depositi, i prestiti e il patrimonio netto delle banche etiche e sostenibili aumentanocon percentuali intorno al 10% annuo. Solo per fare un esempio, dal 2007 al 2017, gli attivi (e quindi iltotale di investimenti, crediti e liquidità) delle banche etiche sono cresciuti mediamente del 9,66%all’anno contro il -1% annuo delle banche sistemiche.Sostegno all’economia realeNegli ultimi dieci anni la differenza strutturale tra banche etiche e banche sistemiche è rimastapressoché costante. Siamo di fronte a due tipi di banche profondamente diversi: le etiche fanno lebanche in modo classico, raccogliendo depositi e concedendo prestiti mentre le sistemiche si dedicanomolto di più ad altre attività (investimenti in titoli, servizi finanziari, ecc.). Nel 2017 la concessione dicrediti rappresentava in media quasi il 77% delle attività totali per le banche etiche e sostenibili ma soloil 40,52% per le grandi banche tradizionali.Fondi di investimento socialmente responsabiliLa seconda parte del Rapporto analizza i numeri dei fondi socialmente responsabili: quelli cheinvestono in azioni e obbligazioni di imprese quotate in borsa o in titoli di Stato, selezionati in base unaserie di criteri ambientali e sociali. Anche per questo sottoinsieme del vasto mondo della finanza etica esostenibile, i numeri sono in continua crescita. In Europa, dal 2015 al 2017, i patrimoni investiti in fondietici “best in class” (quelli che adottano i criteri più rigorosi) sono saliti in media del 9% all’anno,sfiorando i 600 miliardi di euro. E’ sempre più diffuso anche l’azionariato attivo, con un numerocrescente di azionisti che partecipano alle assemblee delle imprese nelle quali investono per chiedereinformazioni dettagliate e proporre miglioramenti sulle strategie di sviluppo aziendali in tema diambiente o diritti dei lavoratori e incontrano gli amministratori.Disinvestire dalle fonti fossiliNella quarta parte del rapporto, viene approfondito un aspetto degli investimenti responsabili che stadiventando sempre più cruciale: la vendita di titoli di imprese del settore fossile (carbone, petrolio,gas) che accelerano i cambiamenti climatici con le loro emissioni di gas serra. Ormai sono oltre 1.000a livello globale le banche, le fondazioni, gli ordini religiosi, le università, i comuni, le assicurazioni e ifondi pensione che si sono liberati, con varie modalità, dagli investimenti nel fossile, per un totale diquasi 7.200 miliardi di dollari. Una cifra enorme, pari a circa il 40% del prodotto interno lordo europeo.Nonostante il movimento Fossil Free (liberi dalle fossili) stia raccogliendo sempre nuovi aderenti eimpegni di disinvestimento, esistono ancora fondi che si definiscono “etici” che si ostinano a investirenei tipi più sporchi e pericolosi di petrolio, come le sabbie bituminose o l’olio di scisto (shale oil). Ilreport identifica alcuni strumenti che i clienti – persone o organizzazioni – possono usare per verificareil reale impegno delle banche o società finanziarie che propongono alla clientela di investire in fondietici.Le normative e le proposteSe le banche etiche sono strutturalmente diverse rispetto alle banche sistemiche e si sonodimostrate anche più resistenti alla crisi, è allora urgente approvare normative, a livello nazionale e inEuropa, che riconoscano e premino questa diversità. I progressi fatti su questo fronte sonodocumentati nella terza parte del Rapporto, che analizza come sia cambiato il sistema finanziario adieci anni dallo scoppio della crisi, quanto pesino ancora sulle decisioni politiche le lobby della finanzae quante occasioni di riforma si siano perse per strada negli ultimi anni, con il ritorno di un vento direstaurazione preoccupante su entrambe le sponde dell’Atlantico.In particolare, il movimento della finanza etica auspica maggiore coraggio da parte dellaCommissione Europea che sta lavorando all’introduzione di una definizione universalmente accettata(tassonomia) per gli investimenti responsabili in Europa. Fin qui la Commissione UE sembra volersi concentrare sui soli aspetti ambientali, mettendo in secondo piano i criteri sociali. Un errore diprospettiva che Banca Etica, insieme a Gabv (Global Alliance for Banking on Values) e Febea(Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative) sta cercando di far modificare, grazie allapresentazione di emendamenti al progetto di riforma.

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