Scritto da: claudia | Data di pubblicazione: Aprile 15, 2020
Smart cities, urban green ed economia di aggregazione: quando le comunità organizzano le alternative.
Il 22 gennaio 2020 la Commissione Europea Energia ha approvato la quarta Lista dei Progetti di InteresseComune (Pci) che la Banca Europea degli Investimenti è chiamata a finanziare nel prossimo biennio in Italia.Una buona notizia. Che cosa ci troviamo, fra i progetti di interesse comune su cui punta l’Europa? Leggo concura, e resto senza parole. Ci trovo il raddoppio di Tap, l’interconnessione Tap/Snam Melendugno Brindisi, il nuovo gasdotto Poseidon che approderà a Otranto, il gasdotto Matagiola-Massafra, la Rete Adriatica Snam traFoligno e Sulmona, il Piano Regionale Territoriale (Prt) di Sulmona e il gasdotto Galsi tra Algeria e Sardegna, per la metanizzazione dell’isola.Più che di interesse comune, questa lista appare il prolungamento di un gioco al massacro sul territorio italiano. Quel che è peggio, questa lista è una sonora smentita a tutti i propositi verso una nuova economia verde e sostenibile da parte dell’Italia, formulati dopo il varo della legge di bilancio. La prova che il governo non ha capito, o non vuole proprio capire, che il riscaldamento climatico si abbatterà sull’Italia con particolare virulenza, vista la posizione geografica e la peculiare conformazione della nostra penisola, e che occorre una vera conversione economica per proteggere il territorio e impedire che il peggio avvenga. Invece, ci si riempie la bocca con la storia del Green New Deal, ma la pulsione fossile ha ancora la meglio. Contro ogni ragionevolezza. La Lista dei Progetti di Interesse Comune cozza fragorosamente con gli accordi di Parigi, con la politica di decarbonizzazione dell’European Green Deal (Egd) appena approvato, con la dichiarazione di emergenza climatica varata dal Parlamento europeo. Che fare?Città intelligenti
Non se ne esce proprio, in questa dialettica fra governi e istituzioni europee? Invece, passata la prima ondatadi depressione, è possibile immaginare un’agibilità di reale interesse comune a partire dai territori, percorsiche valorizzino le specificità e potenzialità locali che sempre esistono, solo che si vogliano riconoscere? Lepiste di lavoro ci sono, eccome, ma faticano a decollare! Meritano la nostra speciale attenzione come interstiziconcreti di mobilitazione, per declinare da subito iniziative locali volte a contrastare i colossali danni prodotti da politiche restie al cambiamento di rotta che urge.Qualche esempio?Partiamo dalle smart cities, le città intelligenti che da qualche anno spuntano in diverse parti del mondo. Lecittà intelligenti interpretano una rilettura strutturale del contesto urbano non solo alla luce della innovazione digitale (il cosiddetto “internet delle cose”), ma anche della sostenibilità e soprattutto della qualità della vita delle persone. Parliamo di città, ma la nozione si applica a quartieri e piccole realtà, perché è la visione che conta. Ci sono quattro pilastri fondamentali su cui si può avviare un cammino di trasformazione dalla gestione tradizionale del luogo di vita – spesso, ne abbiamo esperienza diretta, una gestione nel segno della cementificazione, dello sfruttamento economico ovvero del totale abbandono – a una amministrazione intelligente.Questi elementi sono la riduzione dei consumi energetici; l’ottimizzazione dell’uso dell’acqua e della raccoltadei rifiuti; il miglioramento e potenziamento dei trasporti pubblici; la riduzione del degrado urbano. È una filosofia diretta dalla funzione pubblica (l’ente locale nelle sue diverse ramificazioni) e improntata all’interessecomune, che implica una collaborazione ordinata con il settore privato, lavorando su mobilità, sviluppo economico, salute, energia, sicurezza.Così da ridurre l’impronta della città su ambiente e produzione di inquinamento. Così da favorire la riqualificazione del tessuto immobiliare e la ricostruzione del tessuto sociale. Non esiste, infatti, un’azione a beneficio dell’ambiente che non abbia vantaggi anche sulla qualità della vita delle persone.Essenziale a questo nuovo modo di vivere la città, lo sanno gli enti pubblici che si sono cimentati con percorsidi smart city, è il coinvolgimento di quanti abitano la città. I cittadini non devono più essere meri utilizzatorima co-progettisti della città (progettazione partecipata), e co-produttori di servizi rispondenti ai bisogni reali, con forme di compartecipazione grazie alle nuove infrastrutture di informazione e comunicazione (es. consultazione on-line tramite i social-network), oltre alle forme più tradizionali di governo partecipato.Utopia, o processo realistico di democrazia?Esempi
Esistono esperienze illuminanti da cui imparare molto.Penso a Linz (Austria), dove la costruzione di una città solare ha fornito il pretesto per ripensare un progetto di partecipazione sociale e integrazione ambientale.
Hammarby Sjostad, Foto di Hans Kylberg